Per una cianotipia su tote bag, prendi una borsa di cotone o di lino al cento per cento, lavala senza ammorbidente, infilaci dentro un cartone prima di stendere la soluzione, esponila al sole sotto un vetro, poi lavala in acqua fredda finché l'acqua non esce limpida.
Stampare una cianotipia su una tote bag vuol dire decorare una borsa di tela con una felce, un pizzo o una foto resa in blu di Prussia, grazie soltanto al sole.
La borsa è un supporto piacevole, piatto, ampio e quasi sempre di cotone, ma ha i suoi vincoli:
- due lati che si toccano;
- cuciture e manici;
- un uso quotidiano che la porta spesso in lavatrice.
Questa pagina segue passo passo la stampa su una tote bag, dalla preparazione della borsa al primo lavaggio, e rimanda alla nostra guida alla cianotipia su tessuto per il metodo di fondo.
Come promemoria, la cianotipia lavora con il sole e l'acqua, senza camera oscura, grazie a due sali di ferro che diventano blu sotto gli ultravioletti, e la guida alla cianotipia ne pone le basi se il procedimento è nuovo per te.
Scegliere e preparare la borsa
Il materiale decide tutto: serve una tote bag di cotone o di lino al cento per cento, due fibre con una resa del blu sensibilmente diversa, il cotone con un blu netto e il lino con un blu più profondo e granuloso.
La maggior parte delle borse di tela écru lo è, ma alcuni modelli economici contengono poliestere, che non trattiene il blu di Prussia e lo lascia andar via con il lavaggio. Quanto al colore, una borsa bianca o écru offre i blu più netti.
La borsa nuova non è pronta così com'è, perché porta quasi sempre un appretto, un trattamento di fabbrica che liscia la fibra e impedisce alla soluzione di penetrare. Per questo si lava la tote bag in acqua calda, senza ammorbidente perché anche quello lascia una pellicola, e poi la si stira, dato che su una tela tesa e senza pieghe la soluzione si distribuisce in modo più regolare che su una borsa stropicciata.
Sensibilizzare la tote bag
Quando la borsa è pulita, stirata e asciutta, la si rende sensibile alla luce stendendo la miscela dei due sali di ferro, dosata secondo la ricetta: si lavora al riparo dal sole, sotto una normale lampadina, che emette troppo pochi raggi UV per esporre la soluzione.
La tote bag ha una particolarità: i suoi due lati si toccano, e la soluzione attraversa facilmente il cotone. Dentro la borsa, sotto la zona da stampare, si infila quindi un cartone o una tavola sottile: impedisce al prodotto di raggiungere il lato posteriore e offre un appoggio rigido. Si stende poi la soluzione con un pennello largo o con un applicatore in spugna, incrociando le passate.
Il cotone assorbe più della carta, quindi se ne prevede di più per evitare le zone secche che risulteranno pallide. La borsa sensibilizzata asciuga poi in piano e al riparo dalla luce, con il cartone al suo posto, finché non è asciutta al tatto, perché una tela umida si attacca al negativo e dà un contatto sfocato.

Infilare una protezione nella borsa prima della stesura evita di macchiarne il secondo strato.
Esporre al sole
Quando la zona sensibilizzata è asciutta, vi si posa ciò che disegnerà l'immagine: un negativo stampato su acetato oppure dei vegetali a contatto, come una felce, una graminacea o un pizzo, che fermano i raggi UV e lasciano la loro sagoma chiara su fondo blu; il formato piatto della borsa si presta bene alle grandi composizioni.
Il contatto è il gesto delicato perché la tela resta morbida: si tende quindi la borsa in piano sulla tavola infilata all'interno, con i manici scostati dalla zona da stampare, poi si preme il motivo sotto un vetro pulito perché tocchi il cotone su tutta la superficie; altrimenti la luce scivola sotto i bordi e confonde i contorni.
Si porta poi il tutto al sole, da qualche minuto in piena estate a diverse decine di minuti con il cielo coperto; il cotone cambia colore un po' più lentamente perché porta più soluzione. Il riferimento affidabile resta il cambio di colore della superficie: la zona stesa passa dal giallo-verde pallido a un blu-grigio bronzato quando l'esposizione è sufficiente.
La borsa resta in piano sotto il vetro fino al cambio di colore della superficie verso il blu-grigio bronzato.
Lavare in acqua, poi fissare per i lavaggi successivi
Due gesti distinti concludono il lavoro: il lavaggio in acqua, che rivela l'immagine, e il fissaggio, che la fa durare. Al rientro dal sole, si rimuove il negativo e si lava la borsa in acqua fredda pulita, abbondantemente, finché l'acqua non esce limpida: così si elimina il ferro che non ha reagito dalle zone protette, mentre il blu di Prussia insolubile resta aggrappato alla fibra.
Poiché la tote bag è fatta per essere portata e lavata, questo lavaggio lungo e paziente è la premessa del fissaggio del motivo, che lo fa resistere ai lavaggi nel tempo. Si lascia poi asciugare la borsa in piano e all'ombra; il blu si intensifica nelle ore successive fino alla tinta definitiva, più scura che all'uscita dal lavaggio.
Lavare a lungo in acqua fredda, finché non esce limpida, prima del fissaggio.
Le insidie tipiche della tote bag
Il difetto più comune è il motivo passato da parte a parte, con la soluzione arrivata al lato posteriore per mancanza del cartone, seguito dal contorno sfocato di un vegetale premuto male su una tela sollevata da una cucitura o da un manico non scostato.
Viene poi il motivo che sbiadisce con l'uso, quasi sempre dovuto a una sottoesposizione o a un lavaggio iniziale in acqua troppo breve. Per i lavaggi, si rivolta la borsa al rovescio e la si lava in acqua fredda con un sapone delicato, evitando il detersivo alcalino e la candeggina, che attaccano il blu di Prussia.
Preparare da sé o partire da un kit
Per sensibilizzare, le due strade si equivalgono: preparare in proprio i due sali a partire dalle polveri di ferricianuro di potassio e di citrato ferrico ammoniacale, oppure iniziare con il kit per cianotipia Sténoflex, che riunisce i due sali di ferro e le pipette per le prime stampe. Il ferricianuro è poco tossico alle dosi del procedimento, ma può liberare cianuro a contatto con un acido o, in soluzione, sotto i raggi UV.
Éric Marais — Fotografo, autore di due libri sulla fotografia stenopeica (edizioni Pearson) e creatore dello Sténoflex. Fin dall'inizio tiene laboratori di introduzione alla fotografia alternativa, dalla fotografia stenopeica alla cianotipia.


