Foglio per cianotipia che vira al blu sotto il sole con una felce, per illustrare come funziona la cianotipia

Come funziona la cianotipia: la reazione chimica passo passo

Scritto da Éric Marais

Quando vedi un cianotipo virare al blu sotto l'acqua del lavaggio, sembra un gioco di prestigio. Non c'è nessun trucco, solo una reazione chimica ben regolata tra due sali di ferro e la luce del sole. Capire che cosa succede sulla superficie della carta cambia il modo di praticare, perché allora sai perché il blu compare in certi punti e non in altri.

La cianotipia è un procedimento fotografico a contatto che forma un'immagine blu a partire da ferro sensibile ai raggi ultravioletti. Questa pagina si concentra sul meccanismo, su che cosa si trasforma e in quale ordine, più che sui gesti pratici.

Due sali di ferro sensibili alla luce

Tutto si basa su due sali di ferro che si mescolano in parti uguali appena prima dell'uso, il citrato ferrico ammoniacale e il ferricianuro di potassio. Un sale, in chimica, è semplicemente un composto solido che si scioglie in acqua: allo stato puro è una polvere, che si diluisce prima di stenderla sulla carta.

Questi stessi due sali di ferro, già disciolti in due flaconi da 15 ml, sono quelli del kit per cianotipia Sténoflex, il necessario per passare dal meccanismo alla pratica.

Il primo, il citrato ferrico ammoniacale, è il composto fotosensibile, quello che reagisce alla luce. Contiene ferro con numero di ossidazione III, una forma che si indica come ferro III, stabile e inerte finché nessun raggio ultravioletto lo colpisce. Il secondo, il ferricianuro di potassio, non è l'agente fotosensibile del procedimento: aspetta il momento giusto per rivelare il blu.

Finché questi due sali riposano al buio sulla carta asciutta, non succede nulla. Lo strato conserva la sua tinta giallo-verde un po' spenta, ed è solo l'arrivo dei raggi UV a innescare la trasformazione.

Che cosa innescano i raggi UV nel ferro

Sotto l'effetto dei raggi UV del sole, il ferro cambia stato. È il cuore del procedimento e l'unico ruolo della luce: fornire l'energia che modifica il ferro del citrato.

Il ferro con numero di ossidazione III viene ridotto a ferro II. Ridurre, in chimica, significa che un atomo acquista un elettrone e cambia così comportamento. Il ferro III, fino a quel momento indifferente per il colore, diventa ferro II, molto più reattivo, capace di legarsi al secondo sale che lo aspettava.

Questa reazione avviene solo nei punti esposti. Dove la luce passa liberamente, il ferro passa a ferro II; dove un oggetto opaco o la parte scura di un negativo fa da schermo, il ferro resta ferro III, invariato. L'immagine si decide già in questa fase, in quella differenza invisibile tra le zone raggiunte dai raggi UV e quelle rimaste in ombra.

La formazione del blu di Prussia

Il ferro II appena formato reagisce allora con il ferricianuro per formare il blu di Prussia, un pigmento di un blu profondo il cui nome chimico è ferrocianuro ferrico.

È questo composto, e soltanto lui, a dare il suo colore blu alla stampa. Il blu non è quindi un inchiostro depositato sulla carta: nasce nella fibra stessa, prodotto sul posto dall'incontro tra il ferro ridotto e il secondo sale.

Ciò che conta di più per il seguito è che il blu di Prussia è insolubile, cioè non si scioglie in acqua. Una volta formato, si aggrappa stabilmente alle fibre della carta. Al contrario, ovunque la luce non abbia colpito, i sali sono rimasti intatti e solubili, pronti ad andarsene al primo lavaggio.

Alla fine dell'esposizione ci sono quindi due popolazioni sullo stesso foglio: blu di Prussia insolubile nelle zone esposte e sali solubili non trasformati nelle zone protette. L'immagine esiste già, ma il contrasto resta debole e il fondo è ancora carico di sali.

Perché il lavaggio fa comparire l'immagine

Il lavaggio in acqua pulita non è una semplice pulizia: separa queste due popolazioni ed è lui a rivelare davvero l'immagine. È tutto il senso del contrasto tra insolubile e solubile.

L'acqua porta via i sali solubili non esposti, che la tingono di giallo andandosene, e lascia al suo posto il blu di Prussia insolubile aggrappato alle fibre. Le zone protette dall'oggetto o dal negativo ritrovano così il bianco della carta, mentre le zone esposte conservano il loro blu. È questa partenza selettiva a disegnare l'immagine, il bianco da una parte, il blu dall'altra.

Il blu si intensifica poi durante il lavaggio e l'asciugatura, man mano che l'acqua se ne va e il pigmento si fissa nelle fibre. Il contatto con l'aria accompagna questo processo, e un'immagine un po' pallida all'uscita dall'acqua può scurirsi asciugando. Il procedimento si riduce così a tre soli ingredienti: due sali di ferro, la luce del sole e l'acqua.

Un cianotipo con motivo a piuma entra nell'acqua e mostra una parte lavata più blu.

Il lavaggio elimina i sali non trasformati e fa comparire le zone chiare. Le tinte rappresentate sono indicative.

Una chimica stabile e spesso fraintesa

La parola ferricianuro a volte preoccupa, per la sua somiglianza con il cianuro. La confusione va chiarita, perché il ferricianuro di potassio non è cianuro libero. I suoi atomi sono strettamente legati al ferro all'interno di una struttura stabile, e il ferricianuro è poco tossico alle dosi del procedimento, ma può liberare cianuro a contatto con un acido o, in soluzione, sotto i raggi UV.

Il blu di Prussia finale è a sua volta un pigmento molto stabile, tanto da essere usato in medicina. Questo non esonera, senza drammatizzare, da semplici gesti di prudenza con le polveri: guanti, stanza ventilata e la regola di non ingerire nulla.

Da Herschel ad Anna Atkins

Questa chimica ha quasi due secoli. È stata descritta dall'astronomo e chimico inglese John Herschel nel 1842, prima che Anna Atkins la applicasse già nel 1843 alle sue tavole di alghe. Capire il meccanismo significa seguire esattamente la strada che avevano già tracciato, dal ferro sotto la luce fino al blu fissato nella carta.

Éric Marais — Fotografo, autore di due libri sulla fotografia stenopeica (edizioni Pearson) e creatore dello Sténoflex. Fin dall'inizio tiene laboratori di introduzione alla fotografia alternativa, dalla fotografia stenopeica alla cianotipia.