Per una cianotipia su ceramica, si sgrassa lo smalto con l'alcol, vi si stende un sottile strato aggrappante, gelatina diluita o medium acrilico opaco, lo si ricopre con i due sali di ferro, lo si espone al sole un po' più a lungo, poi si lava il pezzo per immersione delicata, senza strofinare.
La ceramica attira chi ama la cianotipia e vuole uscire dalla carta, perché un piatto o una piastrella smaltata danno al blu di Prussia una brillantezza che nessun foglio riproduce. La superficie è bella ma difficile, e proprio per questa difficoltà vale la pena prendersi il tempo di capire come l'emulsione aderisce, o non aderisce, a un supporto che non assorbe nulla.
Il procedimento resta lo stesso ovunque, due sali di ferro che diventano blu sotto i raggi UV, ma ogni supporto impone i suoi vincoli, e lo smalto è senza dubbio il più esigente.
Perché lo smalto respinge l'emulsione
La carta, il tessuto o il legno trattengono l'emulsione perché le loro fibre la assorbono e la fissano meccanicamente. Una superficie smaltata fa il contrario: è liscia, vetrificata e non porosa, pensata proprio perché nulla vi aderisca. Su questo supporto l'emulsione per cianotipia resta una semplice pellicola in superficie, che asciuga senza mai penetrare e se ne va al minimo sfregamento o al primo passaggio sotto l'acqua.
Nei laboratori si osserva che è l'errore più frequente: stendere i due sali di ferro direttamente sul piatto come si farebbe sulla carta, e poi veder sparire tutto il disegno durante il lavaggio. Il blu si forma bene sotto i raggi UV, la chimica funziona, ma l'immagine non ha alcun ancoraggio. Tutto si gioca quindi prima della stesura, nel modo di dare allo smalto una presa che la sua natura gli nega.
Preparare la superficie e creare uno strato aggrappante
Il primo passo consiste nello sgrassare con cura il pezzo, perché le impronte delle dita e i residui della lavastoviglie impediscono persino a uno strato aggrappante di tenere. Una passata di alcol denaturato, poi un'asciugatura completa, bastano per ripartire da una superficie pulita.
Viene poi lo strato aggrappante, che è il vero cuore del problema. L'idea è interporre tra lo smalto e l'emulsione una sottile pellicola porosa a cui i sali di ferro potranno aggrapparsi.
Una gelatina fotografica diluita, stesa calda e lasciata asciugare, svolge questo ruolo, così come un medium acrilico opaco molto sottile o una preparazione di tipo gesso acrilico applicata in uno strato leggero. Il principio è sempre lo stesso: ricreare artificialmente la porosità che lo smalto non ha, senza coprire la brillantezza della superficie.
Questo strato deve restare sottile e regolare, perché un aggrappante spesso si screpola asciugando e un eccesso di materiale intorbidisce il blu finale. Meglio una pellicola sottile ben lisciata, perfettamente asciutta prima di passare alla sensibilizzazione.
- Sgrassa il pezzo con alcol denaturato, poi lascialo asciugare completamente.
- Applica un sottile strato aggrappante, gelatina fotografica diluita o medium adatto.
- Mantieni questo strato sottile e regolare, poi lascialo asciugare prima della sensibilizzazione.

Applicare uno strato aggrappante molto sottile prima di sensibilizzare la ceramica.
Stendere ed esporre
Una volta steso l'aggrappante, la preparazione dell'emulsione non cambia: si mescolano a volumi uguali le due soluzioni di sali di ferro, poi le si stende con un pennello morbido o con la pipetta, in uno strato sottile, al riparo dalla luce del giorno.
Su una superficie piana come una piastrella la stesura è regolare, ma su un pezzo curvo come una ciotola l'emulsione tende a colare e ad accumularsi negli incavi: lo si corregge lavorando per piccole zone e girando il pezzo.
Come per ogni cianotipia, si espone al sole, posando a contatto un oggetto o un vegetale per ottenere un fotogramma fotografico, o un negativo trasparente grande quanto il motivo se si vuole riprodurre una fotografia. La superficie riflettente dello smalto può rimandare un po' di luce, quindi un tempo di esposizione leggermente più lungo dà spesso un blu più denso.
Lavare senza perdere tutto
Il lavaggio è il momento più delicato sulla ceramica, perché è lì che lo strato aggrappante viene messo alla prova. Si evita il getto diretto del rubinetto e si preferisce un bagno d'acqua pulita in cui il pezzo viene immerso delicatamente, poi mosso senza strofinare. I sali non esposti si sciolgono e il blu di Prussia, ormai insolubile, deve restare al suo posto se l'aggrappante ha fatto bene il suo lavoro.
L'asciugatura si fa in piano, all'aria aperta e al riparo dal sole, il tempo che il blu raggiunga la sua tinta definitiva. Il kit per cianotipia Sténoflex fornisce i due sali di ferro e le pipette che servono per queste prove; lo strato aggrappante, invece, va scelto in base alla resa che cerchi.
I limiti da conoscere
Bisogna essere onesti sull'aderenza: anche se riuscita, una cianotipia su ceramica resta fragile, perché poggia su uno strato intermedio e non su uno smalto vetrificato a caldo. Il pezzo diventa un oggetto decorativo, da maneggiare con cura, e non una stoviglia d'uso che andrebbe in lavastoviglie.
Una mano finale di vernice opaca offre una certa protezione, senza però raggiungere mai la robustezza di una decorazione cotta in forno: è lo stesso principio con cui si protegge una cianotipia su ciottolo, anch'essa con il pigmento posato in superficie.
La ceramica è così un terreno di sperimentazione più che un supporto affidabile, ed è questo a renderla interessante. Lo stesso bisogno di uno strato aggrappante si ritrova sul vetro, l'altra grande superficie liscia e non porosa della cianotipia. Se vuoi confrontare come si comportano le altre superfici lisce e scegliere quella giusta per il tuo progetto, la panoramica dei supporti per cianotipia mette ogni caso al suo posto, dal più docile al più capriccioso.
Éric Marais — Fotografo, autore di due libri sulla fotografia stenopeica (edizioni Pearson) e creatore dello Sténoflex. Fin dall'inizio tiene laboratori di introduzione alla fotografia alternativa, dalla fotografia stenopeica alla cianotipia.


